— Lascia stare gli oh! E' naturale, alla tua età. Avresti dovuto confidarti con tua madre... o con questo zio che ti vuol bene, e tu lo sai. Tuo padre è.... un animale irragionevole; possiamo far a meno di lui e dei suoi terni al lotto... che non si decidono a venir fuori! Dunque? Su, come al confessore. Chi è? Voglio entrarvi in mezzo io.
— Nessuno!... Non è nessuno!
— E c'è bisogno di piangere per questo? Si dice: è il tale! — Vuole la dote? E' giusto. Avrà la dote. Già, se fosse persona intelligente, dovrebbe contentarsi di possedere un tesoro di ragazza come te.... Ma la dote non guasta. La troveremo. Lo zio don Vito non potrà portarsi nell'altro mondo il poco che ha e che ha saputo conservare... Comincerà dal fare un po' di bene anche da vivo, al contrario del suo signor fratello.... E per ciò lo zio don Vito vuol sapere.... E' qui per ricevere la confessione. Dunque?... Dunque?
Matilde, rannicchiata sotto le coperte, piangeva silenziosamente.
Don Vito si rizzò tutt'a un tratto dalla seggiola, sbuffando.
— Con voialtre ragazze si perde il ranno e il sapone! Avete certe teste!... Tu almeno dovresti pensare a quella madonna addolorata di tua madre. Non vedi che è ridotta uno scheletro? Confidati con lei, almeno con lei!
E uscì dalla cameretta deluso, indispettito. Si sfogò col fratello incontrato nel corridoio assieme col compare Giammona.
— Ma non ti accorgi che tua figlia muore non si sa di che pena? Sei allegro. Hai delle belle giocate in vista?... Non mi maraviglio tanto di lui, quanto di voi, signor Giammona, che potreste essere suo nonno, e aver senno anche per due! Voi però non siete padre, non avete una figlia, figlia unica, che languisce a letto da tre mesi e va peggiorando di giorno in giorno!...
— Che posso farci io, con le febbri? — balbettò don Pietro assalito alla sprovveduta.
— Le febbri, certe febbri, non vengono per caso. Te ne sei forse preoccupato?