— L'hai uccisa tu! L'hai uccisa tu, scellerato! Ed ora pretenderesti anche... Scellerato!
Fu verso l'alba del funestissimo giorno.
Don Pietro che aveva mandata quella larva di sua moglie a riposarsi un pochino dopo mezza nottata di veglia, interrogata la figlia a bassa voce, con un tremore di tenerezza nell'accento, chino su lei, carezzandole lievemente i capelli:
— Come ti senti? Come ti senti?
— Bene, papà. Non ho bisogno... di nulla! Egli si era seduto dapprima al solito posto, poi aveva collocato la seggiola vicino al capezzale, e teneva la mano su quella fronte scottante, madida del sudore della febbre che consumava le ultime forze di tanto fiore di giovinezza.
— Papà! — ella disse con un filo di voce. — I santi sacramenti, presto... E tu, non dubitare: verrò a darti in sogno... quel che tu desideri. Sì, sì, papà!
Egli la baciò tutta su le coperte, dal capo ai piedi, delicatamente, come una santa reliquia, col cuore pieno d'immensa gratitudine per quella promessa che egli non avrebbe rivelato a nessuno fino a che non si fosse avverata.
E quando la collocò con le sue mani nella cassa mortuaria, che don Vito aveva fatta fare a sue spese, foderata di raso bianco internamente e di velluto azzurro, fuori — povera creatura! Era leggera come una piuma! — e quando la casa parve vuota, schiacciata sotto il silenzio della desolazione, ed egli si trovò finalmente solo con la moglie vestita a lutto, dopo tre giorni di visitu, in cui erano accorsi amici, conoscenti per prender parte al loro dolore — entravano, senza dire una parola, rimanevano seduti, si rizzavano, muti, per far posto ai sopravvenienti — dopo tre giorni di doloroso stupore, durante i quali aveva tentato di consolarsi ripensando le parole della figlia: — Verrò a darti in sogno, quel che tu desideri. Sì, sì, papà! — la moglie e il fratello lo videro andare in cucina con una bracciata di libri e di scartafacci, accendere il fuoco e buttare sui carboni divampanti i fogli dei diversi libri dei Sogni, strappati, sparpagliati perchè bruciassero meglio, i fogli del Rutilio e gli scartafacci del frate cappuccino che non erano stati buoni a fargli vincere neppure un terno!
Don Vito, maravigliato e contento, vedendo salire per aria, portati via dall'impeto della fiamma i neri residui del fogli che s'ingolfavano nel camino e sembravano tanti uccellacci di malaugurio messi in fuga, gli disse: — Hai fatto bene! Dovevi pensarci prima.... Meglio tardi che mai! — Don Pietro avrebbe voluto rispondergli: — Non ne ho più bisogno.... Verrà Matilde! — Ma si mordeva le labbra per non parlare.
E attese.