La mattina dopo, il dottor Cassisi dichiarò:
— Non verrò più.
E incontrato per la scala don Vito, lo fermò:
— E' questione di qualche giorno, forse di ore!
— E porta via il suo segreto! — esclamò don Vito.
Don Pietro in due giorni pareva invecchiato di dieci anni. Si aggirava per la casa come un fantasma; e nell'esagerazione del rimorso pel patrimonio dilapidato, strizzandosi le mani, si rinfacciava:
— L'hai uccisa tu! L'hai uccisa tu, scellerato!
Ragionava meglio don Vito, dicendo che la nipote portava via nell'altro mondo il suo segreto.
Matilde, ora, sorrideva alla mamma, sorrideva al padre come persona che sa prossima la sua liberazione. E, infatti, di vivo le rimanevano soltanto gli occhi, i begli occhioni neri, che avevano scintillato quasi in continuo sorriso quando andava per casa, canticchiando, aiutando la madre nelle faccende domestiche. Don Pietro non poteva sostenere quello sguardo con cui ella pareva chiedesse perdono di morire, di abbandonare padre e madre in tristissime circostanze.
Per questo egli si fermava poco nella cameretta della malata; andava e veniva come una mosca senza capo; e se, involontariamente, gli attraversava il cervello l'idea che la figlia avrebbe potuto suggerirgli un bel terno, una quaderna, come compare Giammona sosteneva che i moribondi son capaci di fare; se, involontariamente, si sedeva su la seggiola a piè del lettino, e guardava Matilde con aria di attesa quasi supplicante, si riscoteva tutt'a un tratto, indignato contro di sè; e andava di là, nel suo studio, per rinfacciarsi: