Tre giorni di terribili ansietà.
Anche l'avvocato gli aveva detto ridendo:
— Andiamo! Un uomo come lei si preoccupa di queste sciocchezze?
Ma per lui era tuttavia cosa suprema che l'Ideale, la Divina rigettasse sdegnosamente di essere profanata da quel vilissimo cognome.
E non volle, non seppe attendere; gli parve che, in ogni caso, gli era già venuta meno ogni ragione di vivere.
La palla del suo revolver fu però più intelligente di lui; non lo ammazzò.
Quando, dopo due mesi di alternativa tra vita e morte, egli entrò in convalescenza, Rocchi, che lo aveva assistito notte e giorno da infermiere affettuosissimo, fu felice di sentirlo esclamare:
— Com'è bella la vita anche... quando è cattiva!
Alberto Coscia si alzò da letto già guarito dalla ferita al fianco, e dalla malattia dell'Ideale. Il tentativo del suicidio aveva impedito all'avvocato di eseguire l'incarico avuto; e proprio in quei giorni la bionda creatura dagli occhi sognanti si lasciava rapire da un galante chauffeur.
Alberto non ne fu scosso. Disse soltanto: