E quella domenica che i colleghi lo avevano incontrato per via Nazionale con a braccetto la signora Giani e il marito dall'altro lato, e li avevano poi visti tutti e tre seduti a un tavolino davanti un Caffè, Biagi aveva iniziato il suo terribile progetto, soffocando nella coscienza ogni tentativo di anticipato rimorso, anzi rallegrandosi internamente di vedere che il suo progetto trovava meno ostacoli di quelli ch'egli non avesse immaginati.

Biagi era un bell'uomo, si poteva quasi dire un bel giovane, a trentadue anni. Giani, che aveva due anni meno di lui, ne mostrava più di quaranta.

Nel presentarlo alla moglie, Giani aveva soggiunto:

— Il più gran scavezzacollo del nostro ufficio!

Non era vero; ma godeva di questa fama, e Biagi lasciava dire, protestando appena con un oh! pieno d'ipocrisia, ogni volta che qualcuno, per adularlo, gli ripeteva quella frase.

Giani aveva creduto a un incontro fortuito, non potendo immaginare che Biagi li avesse seguìti un bel pezzo e avesse già preparato quell'incontro faccia a faccia.

— Dunque è pericoloso mostrarsi in pubblico assieme con lei!

La signora Giani aveva preso un grazioso atteggiamento di paura.

— Oh, signora! Si accorgerà sùbito che sono l'uomo più innocuo di questo mondo.

E siccome, sorbendo il gelato, ella aveva insistito su quel pericoloso, Biagi, quasi sottovoce, le aveva ripetuto: