E perciò, seduto davanti al tavolinetto dove la donna aveva posato il vassoio con le tazze, la zuccheriera e il bricco del caffè, cominciando a sorbire la bevanda versata, disse a Coraldi, seduto di faccia a lui:
— Dunque.... cosa gravissima?
— Che non riguarda me direttamente. — rispose Coraldi. — Ma la mia coscienza dai galantuomo vi si trova implicata, perchè non so se devo denunziare un delitto o lasciare che l'ignoto autore di esso rimanga impunito.
— Senti: a priori, come dice il nostro comune amico Ratti, io penso che di delitti e di assassini deve occuparsi la polizia. Perchè lo Stato paga questori, commissari, guardie, carabinieri, senza contare i confidenti che guadagnano più degli altri? Quando un privato se ne mescola, è come se dicesse a quella gente: — Che ci state a fare? — A priori dunque ti consiglio: fa conto di non saper niente.
— Ma io, per caso, mi trovo in mano un terribile documento.
— Distruggilo. Cotesto tuo delitto...
— Cotesto delitto di cui tu possiedi il segreto non sarebbe il primo nè l'ultimo che rimarrebbe impunito. E' spaventevole: la statistica degli assassini dei quali non si scopre nessuna traccia supera il settanta per cento di quelli che la giustizia arriva a punire!
— Possibile?
— Bevi il caffè; ti si fredda. Cito a memoria — continuò Borelli: — un centinaio di meno o di più non vuol dire. Ed ora non dovrei domandarti neppur io: — Che documento? — Ma poichè tu vuoi un fraterno consiglio....