— Edmondo Ramaglia — si chiama Edmondo come me — l'amico d'infanzia di cui ti ho tanto parlato!

Ramaglia fece un grande inchino.

Letizia gli porse la mano guardandolo fisso negli occhi.

— Ti stupisce che mia moglie sia così giovane? — fece Peretti.

— No — rispose Ramaglia. — Notavo una strana rassomiglianza... con la sorella di un mio collega.

— Può darsi — e Peretti rideva un po' grossolanamente di quel che stava per dire — può darsi che la debolezza ti faccia travedere. Io, quando ho fame....

— La signora è servita — annunciò la cameriera.

Ramaglia diè il braccio alla signora, che vi si appoggiò leggermente con la mano che le tremava. Egli non sapeva come comportarsi in quella strana circostanza. Distratto, stava per commettere la balordaggine che la vita di trattoria rende abituale agli scapoli, quella cioè di ripulire col tovagliolo il bicchiere e la posata. Si arrestò in tempo e guardò rapidamente la signora che non gli sembrava meno impacciata di lui.

Intanto Peretti diceva:

— Ti tratto alla buona, senza cerimonie. A tavola faccio le parti io; non è elegante; ma mia moglie non se ne trova male.... Troppi? Via! So che i gnocchi ti piacciono ancora... me lo hai confessato ieri l'altro. Li ho ordinati a posta... Mia moglie s'è ribellata. Come se ci fossero pietanze aristocratiche e pietanze volgari!... Per me, tutto è buono quel che piace e che vien digerito facilmente... secondo gli stomachi. Non badare a mia moglie; mangia quanto un uccellino; ha paura d'ingrassare.