Non aveva potuto trattenere questa esclamazione, leggendo: «Tre garofani. Perchè si è rifugiata in quel negozio? Seguivola umilmente. Nessuna imprudenza da parte mia. Invoco. Attendo».

— Che c'è? — domandò Ramaglia, che stava per avvicinarsi a Letizia e susurrarle qualche parola di scusa.

— Niente... — rispose Peretti. — Da un mese e mezzo mi diverto a seguire un'imbastitura di romanzetto nelle «Corrispondenze private» del Giornale d'Italia. Sono sempre là: non vanno avanti. Tre garofani tien duro; non ne vuol sapere.

— E ti diverti a queste stupidaggini?

— Spesso le stupidaggini sono quelle che più attirano.

— Meno male se tu facessi come Righini.... Ricordi? Quel matto di Righini! Rispondeva lui; dava appuntamenti; la rompeva, insomma si divertiva a imbrogliare quei poveri innamorati... E chi sa che non sia responsabile di qualche tragedia! Perchè spesso quelle corrispondenze sono più serie che tu non immagini. S'incontra per via, si vede in teatro, una persona che ti lascia nel cuore un solco di fuoco. Tu non conosci chi sia, non sai come poter avvicinarla e ricorri agli avvisi economici... Economici per modo di dire. Parecchie volte non ricevi risposta. Quando ti si risponde anche con una repulsa, tu non sai come intenderla. Giacchè la signora si è scomodata, può significare... Che ne dice lei?

— Non so... — fece la signora Letizia. — Non mi è accaduto mai. Dico soltanto che mi sembra una bella imprudenza, una bella sfacciataggine quella di mettere sul giornale una signora...

— Ma come deve fare un povero diavolo che ha la disgrazia d'innamorarsi perdutamente?...

— Perdutamente! Sono cose che si dicono.

— Sì, signora, perdutamente. Io conosco qualcuno...