— Il mio terno esce domenica.

Domenica, alle 10, Peretti, sua moglie e Ramaglia erano già al loro posto su la terrazza del Pincio che guarda in Piazza del Popolo. A farlo apposta, attorno all'obelisco non c'era anima viva. Poi si vide arrivare uno zoppetto, giovane, ben vestito, che si mise a far la ronda; si fermava, squadrava le donne che passavano, riprendeva a passeggiare.

— E' lui! Zoppetto per giunta!

Peretti rideva, rideva!

— Sei stato crudele! — gli disse Ramaglia.

— Eh. sì! Ora che lo vedo arrancare a quella maniera... sarei capace di andare laggiù e dirgli: — Smetta... non si affatichi; è uno scherzo!

— Ti salterebbe agli occhi, e avrebbe ragione.

Ramaglia aveva dato cinque lire al figlio di un usciere della Banca d'Italia perchè rappresentasse la parte dell'innamorato che attende; e aveva scelto apposta lo zoppetto.

Ma quella mattina egli non era allegro, quantunque avesse ricevuto dalla signora Letizia una letterina che diceva e non diceva, e lasciava perciò campo a fantasticare, a cercar d'indovinare, specialmente per un uomo così esperto, come lui, delle faccende d'amore.

La signora Letizia stava su la sua, resisteva. Forse, ora, se Ramaglia non fosse stato intimo amico di suo marito, ella avrebbe presa un'attitudine assai più dura ancora. Da quella lettera infatti s'intravvedeva che l'amicizia di Ramaglia poteva essere una circostanza da dare più squisito sapore all'avventura, una tentazione acre, raffinata. La signora Letizia mostrava di paventar ciò e di voler difendersene a ogni costo.