Così passarono i mesi, passarono parecchi anni. Il bel giovane di una volta era diventato irriconoscibile, con quella folta barba che cominciava a brizzolarsi, con quella arruffata capellatura che provava soltanto due volte all'anno il benefico lavoro della forbice del barbiere; trasandato nei vestiti, meno che nella biancheria. Pareva finalmente che l'«omo selvaggio» cominciasse a mansuefarsi, perchè non stava più rintanato nel retrobottega, ma prendeva l'abitudine di sedersi, in certe ore della giornata, davanti al negozio, con le gambe larghe, con la pipa continuamente in bocca, sempre accigliato, muto, con aria scontenta e scontrosa, quasi che il tradimento della moglie fosse avvenuto giorni addietro e lui non potesse nascondere la gran pena che ne provava.

Pareva impossibile! Avrebbe dovuto, anzi, ringraziare Iddio che quella donna se ne fosse andata lontana. Poteva far peggio: tradirlo proprio sotto i suoi occhi, cimentarlo, fargli perdere la ragione, quantunque, se l'avesse ammazzata, non l'avrebbe pagata neppure due soldi...

Parlavano così perchè nessuno sapeva che cosa bollisse e ribollisse da cinque anni in quella povera testa, in quel povero cuore. Lo seppe soltanto il parroco la sera che lo vide arrivare nella canonica con l'aspetto irritato di chi avrebbe voluto essere lasciato in pace.

— Mi ha mandato a chiamare.... In che posso servirla?

***

Era stato ad ascoltarlo con le mani giunte, le braccia tese tra i ginocchi, a testa bassa, socchiudendo di tratto in tratto le palpebre, poi era scattato:

— E che pretende lei ora da me, con la misericordia di Dio? Io non sono Dio, ma un misero verme della terra, signor parroco.

— Siete un buon cristiano. Riflettete. Dio l'ha tremendamente gastigata, in quel che formava la sua vanità e che l'ha spinta a perdersi: la bellezza.

— Avrebbe fatto meglio a impedirle di perdersi!

— Non dite stoltezze. Noi non possiamo intendere le vie del Signore.