— Parlo da ignorante; mi scusi.

— Dopo cinque anni e nello stato in cui si trova, dovreste almeno perdonarle.

— Che se ne farà del mio perdono?

— Dicono che è ridotta in uno stato orrendo. Il cancro, il terribile cancro, le ha mangiato quasi intera la faccia. Abbandonata dai seduttore è vissuta un anno facendo i più umili uffici. Poi è stata accolta in un ospedale. Ha pregato di essere rimpatriata: le è stato accordato a stento. E' arrivata, da tre giorni, al suo paese.... Le avete voluto bene.... allora.

— Ah, signor parroco! Ah, signor parroco! Di me nessuno ha avuto pietà!... Mi hanno creduto un vigliacco egoista, perchè non son corso dietro a quei due, imbarcandomi immediatamente — mi mancavano forse i mezzi? — per andare ad ammazzarli come due cani. Chiedevo di essere voluto bene, come mi aveva giurato davanti a Dio! Che avrei ottenuto ammazzandola?... E non ho il minimo rimorso, signor parroco! La sua volontà era la mia. Non s'è mai dato il caso che io le abbia detto: — Questo no! — Ed è stato forse il mio torto!

— Non vi pentite di essere stato buono!

— Cinque anni! Notte e giorno! Come se fosse rimasta sempre quella davanti a me, bella, sorridente, allegra, con la parola pronta, vivace... E dovevo cacciarla via dicendole la parola più brutale.... per poter chiudere gli occhi al sonno, stanco, sfinito, quasi avessi fatto un opprimente lavoro col pensare a lei tutta la giornata e parte della nottata! Nè il sonno era riposo, ma sogno agitato. Notte per notte la povera mamma: — Te lo dicevo? Te lo dicevo? — Perchè non mi lascia in pace neppure mia madre?... Ed ora lei viene a raccontarmi.... Io non so più perchè campo: odio me, odio gli altri!... Il cancro se la rode viva viva? Felice lei! Ne avrà per poco.

— Deve morire disperata? Almeno isolarla in una casetta, darle una di quelle infermiere che sono sostenute nel loro ufficio dall'alto sentimento religioso nella cura delle malattie più repugnanti; renderle meno penosi questi ultimi mesi di vita, perchè mi è stato scritto che il male è rapidamente inesorabile. Pure bisogna fare quel che si può... Ma, prima di tutto, perdonare.

— Mi chiamano: l'«omo selvaggio». Non voglio smentirli.

Pietro La Rocca si era lasciato ricadere di peso su la seggiola da cui si era rizzato cominciando a sfogarsi: Ah, signor parroco!