— Morta! Morta! — ringhiava lui, lanciando alla moglie terribili occhiate.

— Prima della loro penosissima rottura — riprese Dora — io era stata fida depositaria di queste lettere compromettenti. Quell'uomo voleva riaverle, chi sa perchè, e quel giorno osò di trascinarmi per un braccio qui dove egli sapeva che fossero gelosamente conservate, cercando di riaverle con la violenza... Leggi leggi le ultime, queste qui...

Egli non osava di credere ai suoi occhi. Quel nome di donna ripetuto tante volte, in ogni lettera, appassionatamente, non era di sua moglie.

— Chi, chi scriveva? — egli urlò. Io veggo! Io indovino! Io sento!...

E fiutava le lettere brancicandole.

— C'è il profumo del tuo corpo! C'è il fluido del tuo spirito, sì, sì, non m'inganno... Non mi sono addestrato sette anni inutilmente per acquistare la veggenza che non inganna!

Dora indietreggiava, indietreggiava a quel lento avanzarsi di belva che sta per slanciarsi. Con gli occhi sbarrati, le braccia protese, le mani aperte e le dita curve come grinfie, pareva ch'egli provasse la feroce voluttà di atterrire la vittima al punto di assalirla.

— Gabriele! Gabriele!

A così acutissimo grido di angoscia, nella turbata intelligenza di lui accadde dunque una scossa, una sosta, quasi nella tenebra che la occupava in quel momento scoppiasse tutt'a un tratto un lampo di luce?

Egli si fermò, portò le mani alla fronte, stiè pochi istanti come in ascolto; la tensione di tutti i nervi che gli aveva alterata l'espressione della fisonomia e concitata tutta la persona, si rilassava lentamente, e l'infelice cascava bocconi da quella parte sul letto, gorgogliando inintelligibili parole.