Dora stava per precipitarsi verso l'uscio e gridare al soccorso, ma quelle lettere sparse là, aperte, brancicate, non avrebbero, in quella circostanza, fatto conoscere un segreto custodito finora con tanti sacrifici? E si diè frettolosamente a raccoglierle, a calcarle alla rinfusa, nelle cassette assieme coi tre scatolini contenenti tre piccoli gioielli... Poi, invece di gridare: soccorso! si chinò su lui con gesto materno, di immensa pietà, e, chiamandolo sommessamente a nome, lo baciava sui capelli umidi di sudorino ghiaccio.

Egli si lasciò prendere per una mano e condurre verso il canapè all'angolo della camera. Guardava attorno, trasognato, quasi non riconoscesse il luogo dove si trovava nè la persona che gli stava davanti, in piedi, un po' china verso di lui, e sorridente con visibile sforzo tra le lacrime che cominciavano a rigarle le gote.

— Qui!... Qui!... — balbettò. — Sette anni... fisso qui!... Un terribile chiodo!... Notte e giorno!

— Zitto! Sii tranquillo! Non t'agitare!

— Sì... — egli riprese. — Era dunque quella... Marina Falchi colei che tradiva? E' morta?

— E' morta, sì, la mia amica. Per ciò il suo segreto dev'esserci maggiormente sacro! Ora distruggeremo ogni cosa. Ho voluto conservarle per te quelle lettere; per giustificarmi soltanto davanti a te....

— Può essere? Può essere? Ed hai aspettato sette anni!

— Ho sofferto quanto te!... Oh Dio! Dubiti ancora?

— Non si strappa facilmente un chiodo infisso qui... da sette anni!... Notte e giorno!

Girava attorno la sguardo smarrito, parlava quasi rivolgesse le parole a se stesso. Poi si raccolse in cupo silenzio, chiuse gli occhi, reclinò il capo sul petto, e Dora, sedendoglisi cautamente a lato, ascoltava con ansia il profondo respiro di lui già vinto dal sonno.