Lo avevano scoperto, rannicchiato dietro una colonna.

Luciano, commosso, andò a prenderlo per una mano, dicendogli:

— Grazie, zio!

Gli amici lo circondarono, Lagnusazzu, col pancione sporgente dalla giacca nuova di panno blu, lo invitò a sedersi accanto a lui, ripetendogli: — Bravo! Bravo! — sodisfattissimo.

Sanguedolce agitava lentamente la testa, senza dire una sola parola, come se avesse un meccanismo nel collo.

E si lasciò condurre a braccetto in casa della sposa.

Tutti mangiavano dolci, càlia[5], bevevano vino di Vittoria, facevano brindisi: lui, zitto, con gli sguardi fissi su gli sposi quasi ne sorvegliasse ogni movimento. Quando però vide Luciano che, abbracciata la sposa stava per baciarla al cospetto di tutti, scattò come una belva e si lanciò su la giovine, urlando: No! No! E' sacrilegio!... Dio non vuole!

Nella gran confusione, credettero che Tana fosse svenuta dallo spavento... Un fiotto di sangue le usciva dalla gola squarciata.

Sanguedolce aveva buttato via il coltello e gridava a Lagnusazzu:

— Infame! Tu lo sapevi, tu lo sapevi, tu lo sapevi!... Fratello e sorella! E li hai fatti sposare!