E sùbito si batteva violentemente con una mano su la bocca, imprecando a se stesso:

— Ah! Doveva cascarmi la lingua, doveva!

RINNOVAMENTO

In certi giorni di quel marzo nebbioso e piovoso, Leone Leoni, chiuso nella modesta stanza della casa rustica dove abitava da anni, si sentiva più facilmente spinto verso quello che egli soleva chiamare il luminoso paese dei sogni.

Nessuno dei suoi compagni di scapataggini avrebbe ora riconosciuto in quell'uomo grigio di capelli, con prolissa barba quasi bianca, un po' curvo, il bel giovane vestito sempre secondo l'ultima foggia di Parigi o di Londra e che aveva fatto parlare tanto di sè per le sue stravaganze, pei suoi eccessi di ogni sorta in fatto di giuoco e di donne.

Ricordando, però, il suo sogno a occhi aperti cominciava immancabilmente dalla terribile settimana in cui, per l'improvvisa morte del padre, tutto gli era crollato attorno, fin l'amore della madre che lo accusava di aver cagionato con la sua cattiva condotta la disgrazia del marito e la distruzione del patrimonio di famiglia disperso in mano degli strozzini.

Sua madre era partita pel paese nativo due giorni avanti che la loro casa fosse stata invasa dagli uscieri, dagli avidi compratori dei mobili messi all'asta, e non aveva voluto neppure rivedere il figlio prima di andar via.

Così ora, ripensando, egli si vedeva camminare, camminare come un sonnambulo lungo un polveroso stradale, tra i campi verdi di seminati, senza sapere verso qual luogo fosse diretto, nè che intendesse di andare a farvi. Non aveva un soldo in tasca e non mangiava dal giorno avanti.