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Non era vero.

Di tratto in tratto, lo assaliva una raffica del non lontano passato. Il cuore gli sobbalzava, i suoi sensi si ribellavano; figure di donne amate un po' o semplicemente possedute gli passavano davanti agli occhi invitandolo, irridendolo anche e compassionandolo con languide occhiate, con pietosi sorrisi.

E allora egli saltava giù dal letto anche nella nottata, e, al lume di luna o nella penombra notturna, tentava di sfuggire all'improvvisa ossessione zappando, sarchiando, innaffiando le erbe dell'orto, con un accanimento di lavoro che riusciva a calmarlo; e la mattina si trovava estasiato di fronte allo spettacolo dell'aurora e del sole nascente mai, mai goduto in città durante quella vita di stravizi con gli amici e le facili amiche, che ora dovevano crederlo morto o lontano, assai lontano e forse, anzi certo, più non si ricordavano di lui. E riprendeva, assaporandola meglio, la vita quasi eremitica rimproveratagli affettuosamente dal Sindaco: casa e scuola; scuola e orto, notando con triste compiacimento che tra i baffi — ancora non si era lasciato crescere la barba — e tra i capelli, verso le tempie, già fossero apparsi parecchi peli bianchi, precoci indizi di vecchiezza; e non aveva oltrepassato i trent'anni!

Da qualche tempo però le raffiche del passato, come egli le chiamava, si erano fatte più frequenti, più insistenti; duravano intere settimane, riprendendolo appunto quand'egli credeva di aver domato dentro di sè l'uomo vecchio e si rallegrava della vittoria.

— Voglio rinnovarmi! Voglio redimermi!

Aveva perdurato in questa risoluzione con ostinatezza forse eccessiva, con mezzi un po' rudi, un po' bruschi; e per ciò vedeva con un senso di terrore la probabilità che dovesse, alla fine, tutt'a un tratto, perdere il beneficio dei grandi sforzi fatti, delle lotte sostenute, se ogni volta usciva moralmente estenuato da queste inattese prove di tentazioni e poco rassicurato per l'avvenire.

— Venga, segga qui, prenda una bibita — gli aveva detto il Sindaco, vedendolo passare frettoloso davanti ai tavolini del Caffè allineati sul marciapiedi.

Aveva accettato; e stava per accomiatarsi quando gli era parso di provare non sapeva bene se un violento abbaglio o se un urto che lo faceva ricadere su la seggiola. Gli era passata poco distante... — No! Non poteva essere! — Ma il Sindaco, sorridendo, gli diceva:

— Ecco la merce che noi mandiamo, rozza, in città e che ci vien restituita — fortunatamente per poco — così trasformata! Era un'operaia; ora è... una bella, già matura mondana; si dice così? E' la prima volta che torna in paese.