— Ma io non ho il diploma! — aveva risposto.

— L'otterrà. Le faciliterò le pratiche. Se però avesse altro di meglio...

— Niente! Voglio rinnovarmi! Voglio redimermi!

Aveva poi appreso per lunga esperienza quanti e quali sforzi di volontà son necessari per riuscire in questo intento.

Dapprima, l'occupazione della scuola elementare ottenuta; la solitudine da cui era circondato nella casetta rustica concessagli gratuitamente dal Sindaco per alloggio; lo svago, in certe ore della giornata e durante i giovedì e le domeniche, di coltivare a orto il terreno attorno alla casetta, lo avevano distratto da ogni rimpianto della concitatissima vita di piaceri troncata dal disastro economico della sua famiglia. Per venerazione della memoria del padre, non voleva neppur ricordarsi che questi vi aveva contribuito in gran parte con la disordinata amministrazione e parecchie speculazioni sbagliate.

Provava la dolce sensazione di un bagno fresco che gli accarezzasse la persona, che lo mondasse da ogni cattivo contagio rimastogli attaccato alla pelle; dolce sensazione che gli si insinuava intimamente nel cuore, nello spirito, con gran maraviglia di lui che non si sospettava capace di tanta rassegnazione.

— Si annoierà, si stancherà di questa sua vita eremitica! — gli diceva il Sindaco ogni volta che lo incontrava.

— Anzi, mi sento fortificare — egli rispondeva orgogliosamente. — Ha visto che lattughe, che baccelli, che carciofi riesco a produrre? Mi son permesso di mandargliene piccoli saggi.

— Grazie! Ma tutto questo non può bastarle. Sia, scusi, meno orso.... — insisteva il brav'uomo.

— Ho poi le altre pianticine umane da coltivare: i miei scolari. Non ho tempo di annoiarmi.