Un fonografo, una macchina da proiezioni, altri arnesi per la scuola; un volume di fiabe, rilegato, da dare in dono a tutti gli scolari della sua classe, per ricordo; un magnifico album da fotografie pel Sindaco perpetuo, come egli stesso compiacentemente si chiamava; molti libri nuovi per sè... E così aveva già speso qualche migliaio di lire. Se non tornava sùbito al paesetto divenuto sua seconda patria, chi sa che altre spese pazze avrebbe fatte!

— Il denaro non guadagnato con fatica ci fa diventare sciuponi — rispose al Sindaco che lo ringraziava dell'album e dei doni alla Scuola.

Si sentì preso da gran febbre di far più bene che poteva.

E una sera si presentava al vecchio Parroco e gli consegnava mille lire pei poveri. Il prete, che lo conosceva soltanto di vista, ne fu profondamente maravigliato. Aveva promesso di non dir niente a nessuno; ma gli era parso di commettere una cattiva azione non confidando ai beneficati da che mani provenivano quei soccorsi.

Anche il Medico condotto fu pregato:

— Si ricordi di me pei suoi malati che hanno maggior bisogno di medicine e di alimenti. Mi farà una grazia!

Leone Leoni ora sentiva un solo rammarico.

— Un giorno o l'altro, le cinquantamila lire dell'eredità sarebbero esaurite!

E mentre egli, era incanutito, un po' curvo, continuava la sua vita di isolamento, più ortolano e più orso che mai, in paese non c'era famiglia, farmacia, negozio, caffè dove non si parlasse di lui.

I suoi più caldi ammiratori, oltre il Sindaco, erano il vecchio Parroco e il Medico condotto. Il Parroco concludeva sempre: