Si sentì turbato dal sospetto che Giulia tentasse di riprendere possesso di lui. Ma la lettera giuntagli per posta lo stesso giorno, così umile, così piena di scuse, invocante perdono dell'invio, gli fece venire le lacrime agli occhi.

Ringraziandola, con lunga risposta diretta al falso indirizzo indicatogli per evitare le indiscrezioni dell'ufficio postale, — altra delicatezza di Giulia! — egli le dichiarò:

— Basta, ti prego. — Non accetterei altro.

E non gli giunse altro; neppure una lettera di quando in quando, come ne aveva espresso il desiderio. Giulia aveva, dunque, mal interpretato il divieto: — Basta, ti prego: non accetterei altro!

Se ne afflisse per un pezzo.

***

Erano passati... quant'anni? Egli non li contava più. Si lasciava invecchiare: — Ormai! Ormai! — Lo ripeteva spesso, quasi non si trattasse di lui; e per ciò ebbe una forte scossa apprendendo che sua madre era morta perdonandogli e lasciandogli la discreta eredità in cartelle di rendita ricevuta da un parente poco prima.

— Ci abbandonerà? — gli domandò il Sindaco. — Che disgrazia per le nostre Scuole!

— Sarebbe da parte mia il colmo dell'ingratitudine — rispose Leoni. — E poi, a che pro?

Rompendo in questa occasione il volontario esilio, egli andò in città, irriconoscibile per la folta barba e i capelli brizzolati, dai pochi amici superstiti e non dispersi pel mondo. Quando ebbe ridotto le cartelle in biglietti di banca, la sua prima spesa fu quella di comprare un ricchissimo servizio da toletta in argento finemente cesellato, da regalare a Giulia: in ogni pezzo aveva fatto incidere le parole In memoriam. Glielo spedì a Bellagio, sul lago di Como, dove ella era andata a villeggiare.