— E' di quelli falsi — disse comare Grazia, un po' piccata di quest'atto di diffidenza. — Non ne abbiamo altri.
E diè in una bella risata che parve illuminasse quella brutta stanzaccia.
Entrò il marito:
— Deve scusarmi. Io non avrei mai osato, quantunque non ci fosse stato niente di male. Uno domanda: Acconsentite a questo e questo? E l'altro può rispondere: Sì! No! E amici più di prima. Ma questa qui — le donne, quando si mettono in testa una cosa, picchia, ripicchia, non ci lasciano in pace! — questa qui: Io ne parlerei a don... Calogero — ci corse poco che non gli scappasse detto don Mignatta! — Lui può favorirci, se vuole; senza suo interesse, s'intende... E' stato così gentile, figurati! Non ha voluto neppure il pegno!
Don Mignatta spalancava gli occhi e gli orecchi sentendo che c'entrava lui...
— Se posso... con le mani e coi piedi, come suol dirsi!
Allora parlò la donna, coi gesti, con gli occhi, col sorriso delle belle labbra tumide e voluttuose, modulando la voce come un gorgheggio, incalzando di mano in mano che don Mignatta, da rigido mentre parlava il marito, era già arrivato a scotere lievemente la testa approvando.
— Ah! Se vossia mi dà questa sodisfazione!
E a don Mignatta parve che, così parlando, gli promettesse tutte le gioie del paradiso.
E fu davvero una bella sodisfazione per comare Grazia lo stare dietro il bancone della merceria rilevata dalle mani di mastro Ignazio Cerasa, con gli scaffali ripuliti a nuovo, rifornita di merci di ogni genere, con le vetrine mobili ai lati della porta, dove stavano esposte tante belle cosette che facevano fermare la gente e servivano di richiamo.