Don Mignatta era socio, ma nessuno, da principio, lo sospettava. Zùccaro non aveva smesso, per ora, la bottega di erbivendolo e di rivenditore di formaggio a minuto. La merceria era pochi metri più in là, nel centro della Piazza: e don Mignatta che vi passava lunghe ore seduto a covare con gli occhi la bella merciaia, cominciava a seccarsi di vederlo comparire, di tratto in tratto, in maniche di camicia, o sbracciato con addosso il puzzo dei cavoli, delle lattughe, delle cipolle e degli agli rimestati, con le mani che sitavano di pecorino o di piacentino col pepe!
E, tra la ressa degli avventori e la presenza di lui, erano già passati parecchi mesi senza che don Mignatta trovasse un momento opportuno per rammentare alla merciaia le parole che gli erano parse come una promessa.
— Se vossia mi dà questa sodisfazione!...
Sì, ogni sera facevano i conti di cassa: gli affari andavano benone; poi Zùccaro ritirava le vetrine mobili, chiudeva la merceria. — Buona sera! Buona sera! — e marito e moglie andavano via!
Intanto don Mignatta trascurava i suoi piccoli affari, i più fruttuosi. Faceva un giretto per le vie, picchiava all'uscio di una debitrice morosa, entrava — Deo gratia! — in una casa dove trovava la porta aperta; ma pareva si stancasse sùbito di «tessere» vicoli e vicoletti; e andava a prendere il suo posto davanti al bancone dal lato della lucida bilancia di rame; e talvolta aiutava comare Grazia a pesare lo zucchero, il caffè, a fare il cartoccio con la carta straccia azzurra. Gli avventori cominciarono a diffidare di quella mano d'intruso. Qualcuno ebbe a dirgli:
— E voi che c'entrate?
— C'entro.... giacchè c'entro!
Veniva a far spesa anche il cavalier Giunta, con le due gobbe una davanti e l'altra di dietro, lisciato, agghindato più che mai, con la consueta sua aria spavalda: non si degnava di salutare don Mignatta, e mentre la maestra — ora la chiamavano anche così perchè moglie di mastro Zùccaro — gli pesava un quarto di zucchero o un quarto di caffè, il cavaliere le diceva tante cosine amabili, impertinenti, che la facevano ridere, e la divertivano, a quel che pareva, se indugiava tanto nel fare i pacchetti e legarli; e gli dava la mano, poichè il cavaliere le porgeva la sua.
— Grazie! A rivederla!
E il cavaliere andava via a testa alta fra le due gobbe, soddisfatto, senza salutare don Mignatta che gli borbottava dietro: