Visto che la signora Gina era uscita su la terrazza, Andrea Collini accese un'altra sigaretta e la seguì lasciando Rosselli in preda di Tonghi — povero Rosselli!... — Ma se lo meritava quel martirio; pareva quasi contento di sorbirsi la interminabile chiacchierata, perchè, se si sapeva quando Tonghi cominciava, non si sapeva mai quando avrebbe finito.
La signora Gina, coi gomiti appoggiati su un pilastretto e il mento tra le palme, guardava quella falce lunare che si elevava lentamente su le colline, sparendo e riapparendo tra la nuvolaglia che ingombrava il cielo.
— A che pensa? — le domandò Collini.
— A niente. Mi godo questa tiepida serata.
— Ma dunque... vuol proprio farmi impazzire?
— Non ricomincio perchè non cesso un istante. Come sarei felice di compensarla di tutte le delusioni della sua vita!
— Presume troppo! E poi, chi le ha detto che io abbia avuto delusioni?
— Si vede! Tonghi è un brav'uomo, ma intollerabile, asfissiante, anche per coloro che lo avvicinano a intervalli; figuriamoci quale dev'essere per lei che ha avuto la sventura!...
— E' una sua sciocca supposizione.