— Ah! Che grande felicità!
— Non si lusinghi! Questo non avverrà mai. Io mi sento mortificatissima della sua insistenza. Come devo farglielo intendere?
— Dovrei strapparmi il cuore per dimenticarla!...
Si sentì il rumore dei passi di Rosselli e del marito che venivano anch'essi nella terrazza.
— Ve lo immaginate — disse la signora Tonghi, ridendo — un Collini... poeta? Pare che sia un po' turco; gli piace più la mezza luna che non la luna piena.
— L'ho sempre detto che Collini è imbecille! — esclamò il signor Tonghi. — Non te l'avere a male, caro mio!
— Hai ragione — rispose Collini, aggrottando le sopracciglia.
E buttò via la sigaretta che gli si era spenta tra le dita.
Due volte al mese, Tonghi invitava a desinare i due amici Collini e Rosselli che, per l'identica ragione, si mostravano condiscendenti alle stranezze di lui; con la sola differenza che Collini era l'innamorato respinto della signora Tonghi, mentre Rosselli godeva tutte le grazie di essa, senza che nessuno mai avesse avuto il minimo sospetto della loro intimissima relazione.
Avevano adottato un modus vivendi da ingannare chiunque. La signora Gina non pronunciava il nome di Rosselli senza aggiungervi: — Quell'antipatico di!... — oppure: — Quell'opprimente di!... — E Rosselli, parlando di lei con Collini e con altri amici, diceva spesso: — Quella leziosa! o: quella pretenzionosa della Tonghi! — E non aggiungeva mai: signora, quasi fosse di troppo.