— Sì, sì, basta! Si può morire di felicità!

— Sarebbe il più bel morire! — rispondeva Rosselli!

— Vivere dobbiamo. Per morire c'è sempre tempo!

E lei gli faceva un inchino:

— Addio... antipatico! Addio... opprimente!

— Addio... leziosa! Addio... pretenziosona!

Si staccavano a stento.

Era stato un colpo improvviso, e le loro due giovinezze si eran esaltate sempre più in quel mistero che le circondava.

Ella gli aveva detto parecchie volte:

— Non ho rimorsi. L'ho sposato per amore, ed egli ha fatto di tutto per stancarmi, per allontanarmi da sè. Non credo ci sia mai stato al mondo, o che ci sia, un tiranno peggiore di lui; tiranno dalle piccole cose, dalle inutili manie, dalle continue, irritanti esigenze che ti tolgono il respiro. Sin dalle prime settimane. Non posso ricordare senza fremere il nostro viaggio di nozze: venti giorni... un'eternità! Continuamente: — Ma Gina! Ma Gina! — quasi lo spostare un oggetto, il trascurare il riporne uno dove, secondo lui, era indispensabile riporlo... fosse stato un delitto! Da principio ridevo, rimettevo l'oggetto al suo posto, eseguivo allegramente la manovra da lui voluta... Ma che? Dovevo ridurmi un meccanismo pronto ai suoi stupidi voleri? Mi sentii chiudere il cuore. Una irritazione sorda; poi odio a dirittura! Andavo a piangere in casa di mia madre. La cara e buona mamma non sapeva dirmi altro: — Fa' la volontà di Dio! — Era Dio forse lui? Dio sei stato tu, tu la luce, l'amore la vita! Ah, se non fosse per la mamma!... Non ho rimorsi. Sono orgogliosa di quel che faccio. Se occorresse, glielo griderei in viso!