Lui tentava di rabbonirla, d'impedirle di commettere un'imprudenza, nei giorni in cui ella arrivava nel loro rifugio più irritata del solito. Ormai aveva voluto staccarsi completamente dal marito; non sapeva più vincere la repugnanza ch'egli le ispirava. E in questo Rosselli era d'accordo con lei: tremava al solo pensiero di saperla alla mercè della violenza di colui che l'aveva in potestà sua, protetto dalle leggi umana e divina. La vera legge umana era il loro amore; la vera legge divina il loro amore, sempre, il loro amore! Non era anche troppo sacrificio il mentire davanti a lui, davanti alla società? Non era un miracolo di amore il non essersi mai traditi un solo istante?
Per un nonnulla, al suo solito, Tonghi aveva fatto una gran scenata con la moglie. Essa, già pronta per andar fuori, non aveva risposto una sola parola, terminando di aggiustarsi la veletta davanti allo specchio, quasi suo marito non parlasse con lei.
Egli aveva interpetrato quel silenzio a modo suo, come un'acquiescenza alla sua sfuriata, abituato a credere di aver sempre ragione. Si era accorto da un pezzo, che qualcosa era venuto meno tra loro, ma pensava che, pur troppo, doveva esser così nel matrimonio. Non gli passava pel capo che fosse colpa del suo strambo carattere se quel qualcosa era avvenuto. Sofisticava intorno a tutto, riteneva che, per esempio, il lasciare un volume su una seggiola invece che sul tavolino dov'egli l'aveva posato, o nello scaffale dov'era stato collocato, fosse una storditezza imperdonabile da scompigliare tutto l'ordine della casa; non sapeva persuadersi che con l'interminabile trovar da ridire su ogni piccola cosa, con l'esagerazione degli sfoghi, che diventavano spesso escandescenze, egli era l'artefice della sua e dell'altrui infelicità; no, non gli passava pel capo. Fortunatamente il suo orgoglio non gli permetteva di dubitare che sua moglie potesse tentar di cercare altrove quelle dolcezze, quella tranquillità che ormai non trovava più in famiglia.
— Va a dir male di me da sua madre!
Il suo più nero sospetto era questo.
Perciò accolse con un scettico sorriso la rivelazione di Collini che quella mattina, a bruciapelo, venne a dirgli:
— Tua moglie ha un amante!
Collini si era lasciato cascare su una seggiola, quasi lo sforzo per quest'accusa avesse esaurito le sue forze.
— Che interesse hai tu di farmi tale rivelazione?... — disse Tonghi. E soggiunse sùbito: — Di calunniare mia moglie?
— Sono un miserabile! — esclamò Collini. — Che interesse? La ho amata inutilmente un anno, più. Credevo che mi resistesse per dignità di donna onesta. Ma ora che ho scoperto.... Nè io, nè lui!