Flores le baciò, inchinandosi, la mano.

Era tutt'altro che indecente lo splendido kimono che dava alla bella persona il fascino artistico dell'esoticità.

— Siete venuto davvero? — ripetè con lieve punta d'ironia nella voce. — Giacchè ora voi sembrate assente anche quando siete presente col corpo. In questo momento ci sono forse io davanti ai vostri occhi? Mi guardate, ma non mi vedete; devo dire così, se l'intimità con cui ho avuto la cattiva idea di ricevervi vi fa rimanere muto, quasi rannicchiato su quell'angolo di divano, in atteggiamento di difesa.... Oh! non dubitate; nessuno vuole assalirvi: io meno di tutte, che non sono vostra amica recente. Non ho dimenticato — mi supponete un'ingrata? — che nei bei tempi della nostra libertà mi faceste l'onore di un tantino di corte: di un tantino, devo dire, perchè voi siete stato sempre un po' prezioso; vi è parso di accordare troppo, quando accordavate appena appena qualcosa. Esagero?

— Il mio gran difetto è la timidezza.

— Si dice che parecchie donne vi abbiano trovato tutt'altro che timido. Avete avuto un'amante ufficiale per la quale facevate delle pazzie.... Non vi biasimo.

— Non mi fate ricordare, vi prego, cose che mi fanno arrossire!

— Volete esser compianto? Vi comprendo; certi casi della vita turbano da cima a fondo un'esistenza; ma la giovinezza non c'è per niente. Si fa un po' di sosta e si ricomincia, più insistentemente, più trionfalmente. Voi siete in questo caso. Non dovrei dirvelo io; posso sembrare interessata....

— Ah! — rispose Flores — Voi dovreste capire quel che è mancato tutt'a un tratto al mio cuore.

— E' inutile rimpiangere il perduto. Non si può riavere. Si può però, si deve sostituire, con qualcosa che appunto avrà il grande pregio di esser diverso, e talvolta — può darsi — anche meglio.

— Se pensassi questo, mi parrebbe di compiere un atto di vigliacca profanazione.