— Sì, — ella gli disse una sera in casa Rossi, sul punto di andar via — sì, io ho una piccola corte di amiche e di amici, di amici sopratutto. Bisogna intrattenersela attorno, per non accorgersi d'invecchiare.

— Invecchiare? Coi vostri venticinque...?

— Trent'anni; non mi addossi un'ipocrisia che abborro. Ma so anche allontanare i miei cortigiani e rimaner sola per godermi la conversazione di un amico che mi par degno di essere distinto così. Domani l'altro, per esempio, io sarei tutta per voi, se non vi dispiacesse di essere per qualche ora tutto per me. Capisco; chiedo troppo. Ma se vi affermassi che lo chiedo più per voi che per me, dovreste credermi.

Soltanto Lisa Bretti, la compagna di Emma Flores, disse a un'amica che la signora Lizarri era invadente.

— E' vero, — rispose maliziosamente l'amica. Tanto il marito lei lo ha, quantunque sia quasi come se non lo avesse.

— E' vero — rispose non meno maliziosamente l'altra.

Lisa aveva avuto la malaccortezza di far scorgere che avrebbe volentieri occupato il posto dell'estinta nella vita del vedovo, e perchè l'ingegnere Lizarri, pei suoi affari, viveva così lontano dalla moglie, da essersene cercata — si sapeva da tutti — una provvisoria, come la moglie pensava a rifarsi — dicevano le male lingue — delle lunghe assenze di lui.

Icilio Flores, entrando nel salotto della signora Lizarri, si accorse che tutto era abilmente preparato per impressionarlo. Una soave penombra invadeva la stanza; l'aria era greve di preziosi profumi, e non emananti soltanto dai molti fiori freschi, profusi nei vasi e sparsi anche per terra.

Una nuova ondata di sottile profumo parve spandersi attorno appena la signora Lizarri si mostrò tra le tende di un uscio, facendo una graziosa mossa di maraviglia.

— Siete venuto davvero? Ero così incredula, che mi son lasciata sorprendere in una toeletta quasi indecente.... Non ho voluto farvi attendere per farmi bella, alla meglio, in fretta.... Vi ringrazio.