— Stento, stento molto! — poi disse, incupendosi a un tratto.
— Non accorartene!
Pareva ch'egli non s'accorgesse più della presenza di lei, così fissamente guardava la partitura aperta sul leggìo.
— Questo è l'inno nuziale, di stile greco antico, senz'armonia, — esclamò dopo lungo intervallo, sospirando.
Ne accennò con la voce una strofa, ma voltò subito parecchie pagine, infastidito, sdegnato. Quella melodia gli richiamava alla memoria i più bei giorni del suo fervore artistico, e il confronto con la presente impotenza gli riusciva tormentoso.
— No, no, lasciami: sono indegno di te!
Si era levato da sedere, allontanando bruscamente le mani dell'amante, con un sentimento di rancore contro di colei che gli ridestava nel cuore aspirazioni assopite, anzi, morte, e gli faceva riconoscere uno stato di cui egli avrebbe potuto dubitare fino allora.
— Dovresti darti tutto a questo lavoro, non pensare ad altro, e rinunziare anche alle lezioni, se fosse necessario... Te l'ho detto tante volte! — soggiunse umilmente la signora Paolina.
Rispondeva sempre così, seccamente, sgarbatamente; e la innamorata donna, che non aveva mai insistito altre volte, non insistè neppur ora.