— E Fausto? — aveva egli domandato una volta alla moglie, meravigliandosi di non vederlo.
— Che ne so io? Compatiamolo; deve annoiarsi con questa gente di affari.
— Bisogna avvertirlo di non mancare. Un po' di musica qui è necessaria. E poi, ho in vista qualcosa per lui. C'è l'impresario dell'Argentina....
Ma si era interrotto per correre incontro a un senatore che entrava in quel punto; e dell'impresario non avea più riparlato, nè quella sera nè poi.
Di nuovo, infatti, c'era soltanto l'apertura segreta dell'uscio della stanza da letto di Fausto, che dava nella stanza da toeletta della signora.
La cameriera avrebbe potuto notare che da qualche tempo in qua, la sua padrona impiegava nelle cure della persona e dell'abbigliamento maggior tempo d'una volta; ma la padrona combinava le cose in modo che la cameriera avesse altre occupazioni quando ella andava a chiudersi nella stanza da toeletta: o che, appunto mentre stava ad aiutarla, Fausto suonasse all'uscio di entrata per far avvertire la signora ch'egli andava fuori, se mai dovesse incaricarlo di qualche commissione. Fatta l'imbasciata, la cameriera riceveva parecchi ordini da trasmettere e da eseguire; e così la signora, rimasta libera, metteva il paletto ed entrava in camera di Fausto, che con quella finta uscita aveva già tolto ogni pretesto di sospetto alla cameriera.
In quei primi mesi, trascurando più volte le poche lezioni da fare, egli rimaneva zitto zitto chiuso in casa, attendendo le brevi ma reiterate visite di colei che ormai pareva non potesse più vivere senza di lui. E lui le si concedeva, lui si lasciava prendere; lui era il ricevuto, l'accarezzato, il baciato; quasi il maggior merito fosse suo, e colei dovesse essergli grata perchè le permetteva di amarlo, ora specialmente ch'egli valutava quel che doveva valere per una donna di quarant'anni un giovane di trent'anni con la splendida aureola di artista.
La certezza d'essere amato e l'illusione di amare prodottagli anche dall'eccitazione dei sensi, lo aveano lusingato d'un prossimo risveglio delle sue facoltà musicali. Ripreso in mano il libretto della Venere infernale, di cui era molto contento dopo averlo fatto rimaneggiare più volte dal poeta, e rilettine i due primi atti quasi musicati di tutto punto, Fausto aveva tentato di continuare a comporre.
— Ah, tu non puoi immaginare che piacere mi fai! — esclamò la signora Ghedini la prima volta che lo sorprese al lavoro.
Egli rimase seduto al pianoforte, e sotto la delicata sensazione di quelle mani innamorate che gli accarezzavano la testa, un lieve sorriso gli spuntava su le labbra.