E appena capì che oramai erano soli in quella casa d'onde era sparita per sempre ogni dolcezza della vita, si sentì preso dalla furia di spalancare tutte le finestre dell'appartamento perchè l'aria inquinata dal respiro di quei due si rinnovasse dappertutto... Le imposte sbatacchiate rumorosamente facevano vibrare i vetri... Aria nuova! Aria!

— Ed ora conducimi a casa tua, mamma!

Glielo disse con voce di agonizzante.

Diè un'occhiata attorno, in quel vuoto che pure non uguagliava l'immenso vuoto fattoglisi nel cuore, e dietro l'uscio, mentre la signora Giuditta girava la chiave, Angelo non potè frenarsi di esclamare tristamente:

— Forse era meglio perdonarle!

A UNA BRUNA

(Dalle lettere di Giorgio ***)

15 marzo 1887.

. . . . . . . . . .