— Pàgala! — pàgala, giacchè te la sei goduta! Pàgala!

La signora Giuditta, intervenne:

— Uscite di qua, sparite prima ch'egli vi ammazzi!

Ma Angelo tornò ad afferrarlo pel panciotto ripetendo:

— Pàgala! Pàgala!

Questa improvvisa idea lo esaltava come un raffinamento di vendetta; e il tono concitato e imperativo della voce e l'espressione degli occhi e del gesto erano così violenti, che il giovane, atterrito, frugatosi nelle tasche, mostrò le poche lire in carta e in rame che aveva trovate:

— Dàgliele!... Pàgala... anche con questo! — soggiunse mettendogli in mano la catena di similoro e l'orologio. — Non ti costerà cara!

E non potè dir altro. Intravide sua moglie rannicchiata in un angolo, con le mani aggrappate tra i capelli in disordine, con la testa china quasi per ricevere un colpo; poi non vide nè sentì più nulla, sfinito dallo sforzo fatto. Solamente, rovesciato come corpo morto sul canapè, col capo su le braccia incrociate e appoggiate alla spalliera, percepiva, quasi sognasse, un rumor lieve di passi frettolosi, di singhiozzi, di parole, di fruscii di gonne, ma così lieve, così lieve, che pareva gli giungesse da immensa distanza, intorpidito, ammortito, e si spegnesse lentissimamente.

— Figliolo mio!

Alla voce della madre balzò in piedi.