— Angelo, bada! Hai giurato! — gli sussurrava sua madre. — Aspetta... Non aprir l'uscio... Dobbiamo entrare assieme.

E vedendo ch'egli si frugava nelle tasche, temendo che cercasse un'arma, gli gridò più forte:

— Angelo! Angelo! Hai giurato!

E raggiuntolo con lestezza giovanile dietro l'uscio, ella premette il bottone del campanello elettrico. Angelo aveva una nebbia negli occhi; era pallido come un morto.

La serva, alla vista inaspettata del padrone, retrocedette e diè un acuto strillo:

— Signora!

Angelo le si slanciò addosso e la buttò indietro, sbatacchiandola al muro.

— Figlio mio! — lo ammonì sua madre, tremante.

Ma egli già si precipitava verso la camera da letto, quando nel salottino, incontratosi faccia a faccia col giovane in maniche di camicia e con la moglie che accorrevano al grido udito, si arrestò diventato di sasso, al pari di quei due.

La lingua gli aderì al palato, le braccia gli caddero inerti giù come paralizzate; ma fu un istante. Si spinse lentamente verso colui che non osava di muoversi e che balbettava sconnesse parole di scusa, e gli diè uno strappo al davanti del panciotto: la catena e l'orologio gli rimasero in mano. Allora, con voce repressa, gli gridò quasi su la faccia: