Un brivido ghiaccio lo scoteva pensando che parecchi dovevano ridere di lui: ma non avrebbero più riso domani, domani l'altro: lo avrebbero anzi ammirato!
Da due giorni, col pretesto di straordinarii lavori al Ministero, egli andava via la mattina e tornava a casa tardi, la sera, per mettersi a letto, appena ingoiato un boccone che gli pareva tossico. E lei ciarlava, scherzava, gli raccontava i pettegolezzi del casamento, del vicinato.
— Sei stanco? Quando finirete?
— Chi lo sa? Forse ne avremo per una settimana.
Oh, avrebbe voluto finirla subito! Ma pareva che i colpevoli si fossero insospettiti di quell'assenza del marito. Nei primi due giorni, colui non si era visto e lei era rimasta sempre in casa. La signora Giuditta gli aveva detto:
— Lascia fare a me. Ho una persona fidata. Verrò io stessa al Ministero per avvisarti.
E Angelo stava sempre in attesa, trasalendo a ogni apparizione di usciere nella sua stanza di ufficio. Quel ritardo d'una soluzione prevista, ben fissata, lo infastidiva, lo sfibrava. Qualche volta gli passava per la mente l'idea che la prevista e fissata soluzione non avrebbe avuto più luogo; che si sarebbe, forse, fatta una scoperta opposta: si trattava d'indizii falsi, d'ipotesi campate in aria! Era possibile anche questo. Meglio! Meglio! Ma non osava abbandonarsi all'insidiosa lusinga. Meglio, se fosse così! Purchè ne fosse uscito, presto! Sentiva un'oppressura che le toglieva il respiro. Non rimpiangeva la sua distrutta felicità, non lo indegnava la macchia con cui quella donna gli aveva deturpato l'onore, non si stimava responsabile neppur lontanamente; per ciò non si giudicava macchiato dalla mala azione di colei, ma voleva uscirne presto presto. La dissimulazione a cui era costretto gli dava le nausee.
E si figurava la scena: lo smarrimento, il terrore dei colpevoli. Li avrebbe tenuti un istante sotto la minaccia del... No, non bisognava portar con sè il revolver. Era facile perdere il lume degli occhi in quell'istante... Seduto davanti al tavolino dell'ufficio, ragionava freddamente, ma nel terribile momento.... No, no; voleva premunirsi contro sè stesso. E poi, sua madre sarebbe stata là, presente come un angelo custode.... Non sarebbe trascorso in ingiurie; niente. Poche parole, ferme, dignitose: — Via, via, lordura! Fuori di questa casa! E tu, vigliacco, fuori! Conduci con te la tua degna complice!... — Nient'altro. Un gesto, un semplice gesto!...
Almanaccava per non esser preso alla sprovvista. Gli pareva quasi di avere una parte da recitare, e se la ripassava a memoria, soddisfatto di saperla bene.
Perciò era atterrito di non ricordare quelle poche parole e neppure il gesto, lungo la strada dal Ministero a casa sua, la mattina che la madre venne finalmente a cercarlo, e lo sosteneva col braccio, dandogli forti strette per scuoterlo e rianimarlo, vedendolo tanto abbattuto che pareva muovesse a gran fatica le gambe. Non avevano presa una carrozza per non dare un segno di allarme alla serva che forse stava in vedetta. Erano sbucati dalla cantonata, sguisciando lungo il muro. Toccato appena il primo scalino, egli si era destato dal torpore, aveva fatte le scale precipitosamente, senza badare a sua madre che non poteva seguirlo con la stessa prestezza.