— È vero, mamma! è vero! — balbettò Angelo che si sentiva venir meno.
— Lo sapevi dunque?
— No; ma già capisco che è vero! È venuto l'altro giorno... Ero tornato dall'ufficio in ora insolita... che infamia, mamma!
Rammentava il tremito di lei tra le sue braccia allo squillo del campanello; rammentava il contegno di colui all'uscir dal portone di casa, e la bugia di lei per spiegargli..., bugia certamente preparata da un pezzo!
E si lasciò cascare su una seggiola, piangendo silenziosamente, quasi rassegnatamente, poichè non c'era più rimedio!
***
In certi momenti egli stesso aveva terrore della sua calma. Perchè voleva vedere coi propri occhi?
Pur aveva un'evidente giustificazione, in avvenire, per sè e per gli altri. Era necessario.
Da due giorni conviveva con lei quasi come con una estranea. Se ne sentiva staccato assolutamente; si sentiva strappato, e per sempre, alle seduzioni di quelle carni che non erano più esclusivamente sue, da sei mesi! La tranquillità di sua moglie lo stupiva. Non aveva dunque ombra di coscienza quella femmina? E la profonda simulazione di lei aiutava la dissimulazione a cui Angelo Capparota si era condannato per raggiungere lo scopo di smascherare la svergognata.