— Farò quel che tu vuoi, mamma! Quel che tu vuoi! Ti obbedirò come quand'ero bambino!
— Giuralo!
— Te lo giuro!... Vedrai!... È dunque vero?
— Non so. Ma che faresti?
— L'abbandonerei alla sua sorte; non vorrei sporcarmi col suo laido sangue le mani... Ci penso da una settimana... La spazzerei fuori di casa mia, come una lordura... Da una settimana non vivo più. Soffro pene d'inferno. Ho tentato di scoprire, di sorprenderla........ Niente! Ma il dubbio che io non sappia vedere non mi lascia in pace. Il Crogli mi ha detto: — Va' da tua madre. — E sono venuto. A lui non volli credere..... Non mi ha saputo dire nulla di preciso. E... voglio confessarti tutto; tu mi perdonerai: ho sospettato di te... Sì, mamma, sono stato così cattivo che ho sospettato di te. Toglimi questa pena dal cuore! Oramai non c'è rimedio! La mia pace è morta! La mia felicità è andata via! Se tu sai e ti ostini a non parlare.... Perchè non vuoi parlare, mamma mia?
— Non mi crederesti... Vorresti vedere, vorresti metterti a repentaglio... Non si è padroni di noi stessi in certi momenti. Se pure io sapessi, se pure fossi certa, non ti direi niente.
— Si, è vero; voglio vedere, con quest'occhi, mamma! Mi pare impossibile, mamma! Che le mancava? Non le ho voluto bene fino a sacrificarle te? Te! Fa perdere il senno, la passione! T'intendo: tu hai paura per me; tu non osi parlare perchè ti figuri... No, te lo giuro, mamma! Sarò forte!
— Ti tradisce! — disse, improvvisamente, la signora Giuditta. — Da sei mesi!...
— Con chi?
— Con un capo muratore, la sporcacciona!