Era una polacca misteriosa, venuta in Italia nessuno sapeva perchè; forse un'emissaria nihilista, che turbava e sconvolgeva chiunque l'avvicinava, quasi invadesse e compenetrasse tutti col suo fitto mistero.

Ed io, per schermirmi da questo fascino, le avevo detto una sera mille cose insensate; ed esse mi tornavano alla memoria in quel punto, ma non più come cose insensate, bensì come intuizioni dell'avvenire.

Le avevo detto:

“La donna? È un animale inferiore, che sparirà dal mondo fra non molto, fra qualche migliaio di secoli.

La chimica ne ha già pronunziato l'inesorabile condanna, riproducendo — ed era parso assurdo finora — sostanze organiche identiche alle sostanze organiche naturali.

Il giorno che essa sarà riuscita a produrle tutte, potrà riprodurre anche un organismo completo; e così avremo l'uomo artificiale, vivente, pensante, uguale in tutto e per tutto a noi nati dal seno della donna. E siccome in questa produzione artificiale niente verrà abbandonato al caso, l'uomo creato dal fornello della scienza sarà infinitamente superiore a quello creato dall'accoppiamento quasi brutale di due creature che non sanno quel che fanno, che si accingono spesso alla riproduzione della specie in condizioni sfavorevolissime, quando meno dovrebbero.

Malvina rideva, mi chiamava matto, si turava le orecchie per non udire.

Io continuavo:

— Allorchè ognuno potrà ordinare al chimico un figlio che abbia queste o quell'altre facoltà fisiche e morali, e ottenerlo in breve tempo proprio come l'ha voluto — operaio, artista, pensatore, secondo il bisogno — l'ufficio del genere femminile sarà terminato. Il senso della riproduzione della specie, tanti sentimenti che ora ingombrano la breve esistenza umana e stanno in relazione con quel senso, spariranno a poco a poco, lasceranno libero lo sviluppo della spiritualità: l'uomo sarà soltanto un essere pensante.... E così comincerà l'èra nuova della storia....

La donna verrà qualche volta creata anch'essa dal crogiuolo del chimico o come oggetto di studio del passato o come giocattolo raro. Se io avessi la buona sorte di vivere in quell'epoca fortunata e i miei mezzi me lo permettessero, mi farei riprodurre voi, cara Malvina, e vi terrei nella mia stanza di studio, dentro una bella gabbia, come voi tenete ora quel canarino a cui imbeccate lo zucchero con la punta delle belle dita. Vi darei dei confetti, delle paste, anche dei gioielli per pararvi e pompeggiarvi; vi farei cantare, ballare, chiacchierare, e tornerei ai miei studi, dopo avervi fatto una carezza, animalino delizioso!„