E si compiaceva, come di provvido istinto, del non aver mai potuto amarla; e qualificava lucida antiveggenza la propria aridità di cuore. In che gli era giovata colei? A distrarlo, a spossarlo, a immiserirgli anima e corpo, a ridurlo vilissimo schiavo!
Un fiotto di bile gli attossicava la bocca e gli annuvolava la vista.
Rivedeva intanto con l'immaginazione il salottino delle Merlacchi, le smancerie della mamma, le graziose civetterie della figlia, e si sentiva crescere, crescere in cuore la lusinghiera speranza...
— Perchè mai quella speranza non potrebbe un giorno o l'altro divenire dolcissima realtà?
Socchiudeva gli occhi, sorridendo a quei nuovi albori che gli luccicavano in fondo al cuore.
Era andato a trovare il dottor Anguilleri per sfogarsi e dirgli:
— Avevi ragione prognosticandomi la sorte del protagonista della mia Venere infernale!
Lungo i deserti corridoi del laboratorio della Sanità, andando dietro all'usciere che lo guidava, Fausto si era sentito penetrare da un triste senso di quiete, misto con lieve turbamento di paura.
Il dottor Anguilleri, davanti alla finestra, seduto a una lunga tavola ingombra di boccette e di tubi di vetro, guardando attentamente dentro il microscopio, aggiustava con una mano le lastrine di cristallo raccomandate alla molla sul sostegno metallico bucato nel centro, e coll'altra cercava di mettere in foco l'obbiettivo.
— Scusa, — gli disse senza scomporsi: — è affare di un minuto.