— Lei sta bene; è per via del marito.
— C'è pericolo?...
— È stato già proposto un consulto.
VI.
L'ingegnere, prostrato dal grande abbattimento di forze, prodotto anche dalle frequenti emorragie del naso, mezzo assopito sui guanciali, si lamentava, fiocamente, mentre i dottori ascoltavano la relazione della malattia che il collega curante faceva sotto voce per non infastidire il malato.
La signora Ghedini, che mostrava sul viso le traccie delle veglie e del dolore, seduta al capezzale, posava una mano su la fronte del marito e, di tratto in tratto, ripeteva ai dottori:
— Scotta! scotta!
Fausto non osava guardarla. Accorso a prestare assistenza, spalancava intanto gli orecchi per non perdere neppure una parola della relazione del dottore che enumerava a uno a uno i sintomi dell'enterite; e a Fausto pareva di sentir ripetere, motto per motto, quel che l'Anguilleri gli aveva detto nella sua prima visita al laboratorio: — Abbattimento di forze, emorragie, sordo dolore negli organi addominali. E — mentalmente egli aggiungeva — in tre o quattro giorni, morte e rapida putrefazione!
Un atroce sospetto gli era già entrato nell'animo, sospetto che si mutò in orribile certezza per lui, quando uno dei dottori sussurrò all'Anguilleri: