E mentre si avvicinavano i passi strascicanti della signora Aurelia, Renzo ricadde su la seggiola coi gomiti su le ginocchia, con la faccia fra le mani.
Aveva capito dal suono della voce, dagli sguardi di Lidia che la terribile sentenza era irrevocabile, ahimè!
— Hai sonno anche tu, Renzo? — disse la signora Aurelia vedendolo in quella positura.
— Viaggiare di notte mi stanca. Non posso dormire in ferrovia.
— Lidia!
La signora Aurelia scosse leggermente la figlia.
— Renzo va via; è stanco.
Lidia lo guardò fissamente con occhi supplicanti:
— Addio! — disse sforzando le labbra a un sorriso.
— Buona notte! Riposa bene!...