Allora s'impuntò, indispettita di quell'atonia che la rendeva virtuosa per forza.

E si sentì correre un brivido per le ossa, quasi indignata protesta di tutta la sua vita; e provò uno sbalordimento, un lieve senso di ribrezzo di sè medesima.

Le parve che questo, appunto, fosse il principio d'una serie di sensazioni, di commozioni nuove. Forse anche quelle altre avevano cominciato così; infatti, su le prime, le avevano parlato di lotte, di resistenze. Ella però non si sentiva tratta a resistere e a lottare; la sua curiosità era piuttosto un atto di ricerca, qualcosa di simile a quel sentimento che spinge il bambino a disfare il giocattolo per persuadersi com'è fatto. Ella voleva provare soltanto per convincersi se era vero: fosse poi vero o no, non le importava. Se non era vero, peggio per coloro che s'illudevano. Già, una volta convinta, non avrebbe ritentato più. La sua vita era troppo lieta, troppo attraente, da voler rimutarla da cima a fondo. Quando avrebbe visto come il giocattolo era fatto, lo avrebbe buttato in un canto, non ci avrebbe pensato più.

Prendeva in ridere la cosa: si canzonava per tutte queste stramberie che le passavano per la mente. Proprio non aveva altro da fare, se si occupava di tali sciocchezze! Poteva mai essere? Avrebbe avuto il coraggio, anzi la perversità di tentare a freddo? Non rifletteva neppure che, per lo meno, bisognava trovarcisi in due! L'altro, il giocattolo, si sarebbe compiacentemente prestato alla prova? Giacchè, infine, bisognava condurre la cosa come una prova seria, come un serio esperimento: altrimenti che conchiudeva? Eh, via!... E tornava a ridere di sè medesima. Poi diventava tutt'a un tratto pensosa. La curiosità la riafferrava, la mordeva forte.

E n'ebbe paura il giorno che fra le nebbie delle sue lunghe fantasticherie, le apparve, velata sì, ma riconoscibile, la figura di Emilio Gori. Da parecchi mesi le stava attorno, con l'aria dolente e rassegnata di un innamorato senza speranza; cosa insolita per lui.

Una notte, ella lo avea sognato. La conduceva pei viali di un giardino, poi lungo un corridoio stretto e buio, dove improvvisamente irrompeva in una dichiarazione di amore, e la baciava su le labbra. Lo sdegno, per questa violenza, le avea rotto il sonno tutt'a un tratto. Ma durante la giornata, a intervalli, ella avea ripensato con dispetto a quel sogno; avea continuato a ripensarci nei giorni appresso, assaporando la strana sensazione d'un fatto tra avvenuto e non avvenuto — si trattava di un sogno — arguendo dalla viva ripercussione di quella sensazione immaginaria la intensità che avrebbe dovuto avere la sensazione reale. Giunse fin a fantasticare:

— Se il sogno si riproducesse!

Attuare, sognando, la prova che non aveva il coraggio di tentare sveglia, sarebbe stata raffinatezza affatto nuova e squisita.

Il sogno, ahimè! non si era riprodotto e la vista di quell'innamorato che non osava neppur sperare, dall'aria dolente e rassegnata, le produceva un turbamento penoso e delizioso insieme.

Avea troppo presunto di sè!