II.

Alcune settimane dopo, il dottor Anguilleri che non lo vedeva da un pezzo, incontratolo una mattina al Pincio, avea notato subito qualcosa di nuovo nell'aspetto dell'amico.

— Ebbene? — gli domandò.

— Ebbene che cosa? — rispose Fausto accigliandosi.

Ma il dottore non avea dovuto insistere molto per ricevere la confidenza d'un segreto già divenuto per Fausto insopportabile peso.

Egli si era recato colà per respirare a pieni polmoni un po' d'aria libera. Soffocava nella sua cameretta, appena l'uscio, cautamente aperto all'entrare, si richiudeva non meno cautamente all'andar via della signora Ghedini, che vi faceva improvvise e fugaci apparizioni durante la giornata, e sempre ansiosa, e sempre atterrita della propria audacia. Stupefatta di quel che era avvenuto e che ella non giungeva a spiegarsi, Paolina scongiurava Fausto di non tradirsi, di non perderla, di non far sparire, con un'imprudenza, quel sogno d'amore che così avrebbe potuto durare eternamente!

— Questo sogno, — gli aveva ella detto un giorno, — sarebbe principiato un anno addietro, se io avessi saputo vincere gli ostacoli oppostimi dalla coscienza, dalle convenienze, dalla paura di vedermi scoperta e vituperata!

Egli invece, quantunque convinto della ragionevolezza e della necessità di quelle cautele, avrebbe voluto gridare dalla finestra ai passanti per la via:

— Sono amato! Sono adorato!