— E sotto voce?

— Chi se ne ricorda? Ha detto tante grullerie!

Grullerie o altro, Torello cominciò a sentirsi rompere le scatole dell'assiduità di Tito Scontri attorno a Zaira. Torello, per la fratellanza che c'era di mezzo, non poteva dirgli: Gira largo! — Voleva però che glielo dicesse Zaira. La quale, dopo di essersi molto bisticciata col marito a tavola, a letto, e dopo di averci preso anche qualche cazzotto per le rispostacce date, finalmente, un bel giorno, in presenza di Torello, disse allo Scontri:

— Sapete, amico? Non ci venite più qui! Per cagione vostra mio marito mi picchia.

E Torello si era morso le mani dalla rabbia, perchè i socialisti non dovrebbero picchiare le mogli come gli altri mariti.

Zaira però faceva sempre a modo suo; usciva di casa quando le pareva e piaceva; andava dove le pareva e piaceva; e più botte buscava, e peggio si incaponiva ad agire di sua testa. Anzi una volta che Torello le aveva coperto il corpo di lividure e mezzo ammaccato un occhio, ella lo minacciò:

— Sai com'è? Ti pianto e buona notte!

Che avrebbe dovuto rispondere Torello? — Vanne al diavolo! — La teoria dell'amor libero avrebbe richiesto così.

Ma egli ora voleva bene a sua moglie più che se nella loro unione ci fossero stati di mezzo dieci sindaci e venti curati; per ciò le spianava le costole peggio di un marito legale.

I suoi compagni gli dicevano: