— Non voglio assumere, capite? la responsabilità di una tragedia!

E la risposta sembrava, a quel che pare, soddisfacentissima.

La statura, l'aspetto, la gravità del passo, la sonorità cavernosa della voce, e non so quale riserbo di fronte ai colleghi, che da qualcuno veniva, stortamente, qualificato vanità, si prestavano, non c'è che dire, a far supporre Eliseo Bellacoscia capace di ripetere nella realtà della vita qualcuna di quelle atroci e sanguinose vendette che i librettisti melodrammatici fanno compire ordinariamente, non so per qual ragione, ai baritoni. E per ciò al suo apparire, al suo accostarsi al crocchio dove si rideva allegramente alle di lui spalle, tutti stavano zitti, o rivoltavano il discorso in maniera che, certe volte, il povero baritono era costretto a ridere clamorosamente assieme con gli altri: nè si era mai dato il caso che la sua inconsapevole serenità venisse turbata dall'eccessiva allegria e dalle troppo clamorose risate, non sempre in evidente proporzione col detto o col fatto da cui erano state provocate.

Così, mentre Augusto Bazzi consumava parte della sua non sgradevole voce di tenore per sfogar la bile contro la indegna signora Bellacoscia, il buon Eliseo si serrava tranquillamente nella sua pelliccia, stuonava spesso con impavido animo nelle sue parti, sfidando le solenni arrabbiature del direttore d'orchestra; e nei giorni di riposo, passeggiava con altera dignità per le vie, portando a spasso la moglie che faceva voltar la gente ammirata, e che si tirava dietro sempre qualcuno che le era stato presentato da una provvida amica, qualcuno che durava assiduo attorno a lei una o due settimane e poi non si faceva vedere più.

Eliseo era ormai così abituato a questo caleidoscopio di conoscenti, che si professavano tutti suoi grandi ammiratori, da non stupirsi più della loro sparizione quasi metodica. Raramente gli era accaduto di domandare alla moglie:

— E il tale? Non si vede più!

Nè si era mai maravigliato della invariabile risposta della moglie:

— Che vuoi che io ne sappia? Canaglia!

Canaglia? Perchè? avrebbe riflettuto un altro più curioso di Eliseo Bellacoscia; ma egli, egli alzava le spalle, e si avvolgeva più baritonalmente che mai nella sua magnifica pelliccia.

Una o due volte le circostanze lo avevano spinto a domandarsi perchè mai sua moglie non amasse di frequentare i compagni d'arte di lui; ma, siccome neppur egli ne aveva buona opinione (ne aveva anzi pochissima stima) così quel disdegno della sua bella metà non gli dispiaceva. Rimpiangeva soltanto, in certe occasioni, di non aver sposato non so qual prima donna o comprimaria, che avrebbe potuto contribuire coi suoi guadagni alle spese di famiglia. Soggiungeva però subito: