Caro Boutet, permettetemi di dirvi che questa non è materia vostra, e che fareste meglio a non buttarvi in tal ginepraio. L'opera d'arte viene quando dee venire, cioè quando c'è l'artista che sa farla; e pare che, a giudizio dei competenti, il Verga e qualche altro abbiano saputo farla, senza preoccuparsi dei Fasci e dell'onorevole De Felice, osservando la Sicilia in istato normale, in istato di sanità e non di eccitazione morbosa.

Chi vi ha detto che il Verga ed io, per esempio, abbiamo voluto dipingere la Sicilia sotto tutti i suoi aspetti? Da artista coscenzioso, minuzioso quasi, il Verga non è mai uscito nelle novelle fuori della sua provincia di Catania; io, più timido di lui, non sono uscito fuori del territorio della mia cittaduzza. Voi siete assolutamente incompetente di giudicare se abbiamo riprodotto bene o no i nostri personaggi, anche per la bella ragione che non avete letto i nostri lavori. Non ve ne faccio colpa, oibò; siete così occupato nella vostra funzione da critica con gli sciagurati autori drammatici! Ma dico che avete avuto torto di spropositare, senza che nessuno vi abbia condannato a scrivere la Sicilia verista e la Sicilia vera, e pel solo gusto di buttar giù un articolo pur che sia.

Lo so, voi siete stato sincero; l'inconsapevole sproposito è la vostra miglior difesa; infatti non vi si può voler male, e voi sapete che io non vi ho tenuto broncio per le vostre bastonature di critico teatrale. Non vi voglio male neppur ora; ma, contrariamente alle mie abitudini, sento il dovere di avvertire coloro che possono supporvi competente anche oltre la critica teatrale, che non bevano grosso, che non prendano per cose serie le brillanti sciocchezze che vi sono scappate dalla penna questa volta. E un'altra volta, prima di lasciarvi tentare, pensateci su un momentino e poi non ne fate niente. Sarà tanto di guadagnato pei lettori e per voi.

E concedetemi di aggiungere, per vostro conforto, che nel caso di sentenziare senza aver letto non siete solo. Giorni fa, nel Diritto, a proposito delle mie Paesane, ho ammirato queste precise parole: Le scene selvaggie vi hanno il predominio sulle altre, e questo ci dice che la Sicilia, in gran parte, è terreno da redimersi alla civiltà. Benedetto Iddio! Neppure farlo a posta, appunto in tutto il volume delle Paesane è il lato comico della vita siciliana, o meglio il lato comico di certi carrettieri siciliani quello che vien messo in maggiore evidenza. Ecco come siamo letti e giudicati noi poveri diavoli!

Scusate la lunga chiacchierata, caro Boutet, e ricevete una cordiale stretta di mano

dal vostro affezionatissimo __Luigi Capuana__

FINE

INDICE

PREFAZIONE, O QUASI—La letteratura italiana nel 1896 Pag. 1

IDEALISMO E COSMOPOLITISMO " 9