Egli che tante e tante volte aveva scritto dalla Sicilia: spedirò in Italia, o è andato in Italia, intendendo parlare del continente italiano, in quella prima lettera dice, scherzando:
"Vi voglio togliere da un errore. Voi credete che io sia in Italia: v'ingannate. Partii da Palermo e tutti mi diedero il buon viaggio per l'Italia; e sta bene. A Napoli accostai con Riso, Brancaccio, Cammerata etc. all'officina dei Pachetti, e ci chiesero ove volevamo andare. Risposi: a Genova. Pagai il mio biglietto in oro…. e ci augurarono il buon viaggio per l'Italia; e non istà bene. A Genova il signor Donato, mio servo di 24 ore… accompagnandomi alla ferrovia e stringendosi, fra le dita e il cappello levato, un cinque franchi con tanto di Carlo Felice, mi baciò le mani, e mi augurò il buon viaggio per l'Italia: e non istà affatto. Ieri andiedi a passeggiare lungo la Dora alle sei e mezzo e vidi partire un convoglio di 16 carrozze; domandai dove andasse: mi fu risposto: in Italia. Ma in quale parte? io chiedo. A Milano, mi rispose un vicino. Ed io a ridere fra me e me. Dissi questo al Guerrazzi, e mi disse che l'istesso avrei sentito dire a Roma, a Firenze, a Milano: talchè conchiusi: Siamo tutti pazzi perchè stando in casa nostra ce ne crediamo fuori."
E non si accorge di contradirsi, a proposito dell'augurio di buon viaggio datogli a Palermo per l'Italia, scrivendo: __sta bene__. Per lui, la Sicilia, nel 1861, non faceva ancora parte del regno d'Italia!
Ma questo suo straordinario campanilismo non gli impedisce però di scrivere da Torino:
"Qui sono alberghi e trattorie di cui costà non si ha idea. Palermo è un cesso al loro confronto!"
E da Genova:
"Siamo barbari a lato a Genova!"
Il suo stupore diventa quasi fanciullesco a Milano dove visita le scuole col conte Belgioioso e col cavaliere Visconti.
"Visitai tre scuole pubbliche e rimasi, non incantato, stupito. Non potete immaginare quanto sanno (sic) in lettere, storia, geografia, disegno, geometria! Che sarà l'Italia fra 100 anni?"
E parlando della galleria di Brera e dei quadri di Raffaello, di
Lionardo da Vinci, di Michelangelo ivi ammirati, esclama: