C'è un capitolo del romanzo La Tribuna intitolato: Il carnevale delle sigaraie. La scrittrice aveva assistito, anni avanti, allo spettacolo colà descritto; e fra le maschere di operaie aveva notato una giovanetta di vent'anni, vestita da studente vagabondo, che ballava sul ristretto spazio di un palco, accompagnandosi col suono di un cembalo basco. Svelta, ardita, mandava lampi dagli occhi nerissimi, ballando e scotendo i neri capelli sciolti sotto il tricorno che le copriva la testa. Con freschissima voce ella improvvisava cantando; e vedendo ridere, rideva mostrando i bianchissimi denti; e s'interrompeva per scherzare intorno alla sua inesperienza della rima:—Le dico grosse, eh?

Poco tempo dopo, i giornali portarono la notizia che una ragazza della Fabbrica dei Tabacchi si era suicidata per amore: era proprio la ragazza vestita da studente vagabondo, allegra e chiassosa come un passerotto.

Coi suoi risparmi era andata a comprare un revolver, dicendo che doveva regalarlo a un cugino. L'armaiuolo dapprima aveva esitato; poi vedendo quel visetto vivace ed allegro, aveva venduto il revolver. Ella se n'era tirato un colpo dritto al cuore.

E la scrittrice, raccontando il fatto, riflette:—"che nessuna contadina sarebbe capace di ammazzarsi a quel modo; la media cultura operaia, il raffinamento dei nervi, l'impoverimento del sangue e il continuo e malsano contatto della vita cittadina creano una donna nuova, molto complicata e per conseguenza più infelice della contadina."

Studiare i caratteri principali della produzione narrativa alla signora Pardo-Bazan richiederebbe altro spazio che non quello concesso a questi brevi accenni. La critica conservatrice e spigolistra è stata in Ispagna molto severa con lei. Nel 1886 ella mi scriveva dal suo ritiro della Coruña:

"La mia qualità di signora mi ha fatto soffrire maggiormente per l'ipocrisia della critica e per le contraddittorie pretese del pubblico. Io sono, mi creda, una specie di amazzone, ma ho pure un carattere femminilissimo; che farci? Quando però mi si richiedono cose sciocche, io non so persuadermi che la mia condizione di signora abbia qualcosa da spartire con l'arte; e mettendomi a scrivere, dimentico che porto la gonna e mi sforzo di fare lavoro di artista e niente altro."

La signora Pardo-Bazan ha frequentato, nelle sue corse a Parigi, i salotti letterari della capitale francese, specialmente quello di Edmondo De Goncourt, e li descrive con vivacissima efficacia nei suoi Appunti biografici.

Una volta il De Goncourt le domandò se ferveva anche in Ispagna la battaglia tra l'idealismo e il realismo. E alla risposta di lei, che colà non v'era battaglia perchè gli idealisti non si facevano più vivi, il De Goncourt replicò:

"—Non hanno neppure un Giorgio Ohnet?"

—No—disse la signora Pardo-Bazan.