La rigidità monastica impedisce al p. Coloma di giudicare con qualche indulgenza una società che gli pare abbia perduto ogni nozione del giusto e dell'onesto, se, a furia di vigliacche transazioni, essa finisce col chiamare sciocchezze, cose da nulla (pequeñeces), quel che nel vocabolario delle persone oneste dovrebbe venir qualificato assai meno benignamente.
Per ciò egli si paragona "a quei frati del medio evo, che montavano nelle piazze sur un pulpito improvvisato, e di lassù parlavano ai distratti non entrati in chiesa il loro stesso grossolano linguaggio, perchè le rudi verità predicate facessero effetto."
Certamente il p. Coloma, nel suo intento, ha voluto fare una predica; ma, prima che le circostanze della vita lo riducessero frate, madre Natura aveva pensato d'impastarlo artista. Nelle novelle egli si era esercitato a disegnare, a colorire; in Pequeñeces l'artista è maturo; e che artista!
E l'arte lo ha preso così fortemente che il predicatore, il gesuita non si scorgono punto, o così di rado e così poco che non se ne può tener conto. Qualunque più grande scrittore realista, verista, simbolista potrebbe dirsi orgoglioso di Pequeñeces; di avervi dipinto (e sarebbe meglio dire inciso all'acqua forte) i ritratti del Marchese Butron ex diplomatico, gastronomo, e l'altro di Pietro de Vivar, detto Diogene pel suo cinismo e la sua cattiva lingua; quello di colui che vien chiamato zio Checco, zio universale di tutti i grandi di Spagna, di tutti i nobili di second'ordine, di tutti i nuovi arricchiti, di tutte le persone più in vista nella politica, nella stampa, nell'amministrazione, non che di tutti gli avventurieri sfacciati e di tutte le anonime celebrità del Toto Madrid e della corte; il ritratto di Giacomo Tellez, marchese di Sabanel, ora borbonico, ora massone, ora alfonsista, e Monsieur Alphonse (il p. Coloma non ha avuto scrupolo di scrivere queste due parole); il ritratto del conte di Albornoz e, finalmente, il gran ritratto, in piedi della contessa Currita (Cecchina) sua moglie, attorno a cui l'autore ha adoprato tutte le audacie, tutte le finezze del suo pennello, che parecchi grandi romanzieri, realisti o veristi, o simbolisti, che si vogliano dire, potrebbero proprio invidiargli.
Ho messo insieme realisti, veristi, e simbolisti perchè il p. Coloma non si è punto curato di appartenere a questa o a quella scuola, ma ha voluto essere, e c'è riuscito, artista sincero e nient'altro; e per ciò ha potuto fare la schietta ed eccellente opera d'arte che ognuna di queste così dette scuole letterarie può contemporaneamente reclamare per propria.
Ho riletto in questi giorni nel testo spagnuolo Pequeñeces, letto prima, due anni fa, nella riduzione francese del Vergniol. Mai riduzione non mi è parsa così pretenziosa e ridicola come questa che toglie al lavoro del p. Coloma il suo speciale sapore, sopprimendo interi capitoli, riducendo in narrazione sbiadita quel che colà è presentato in azione vivacissima, ammortendo spesso, senza nessuna ragione, fin l'energia della forma. A un personaggio mondano, per esempio, che, raddoppiando gli erre, parla di una donna datasi alle austerità del misticismo, il P. Coloma fa dire: Como si parra ser santa, se necesitarra ser puerrca! E lo scimmiotto francese annacqua: Comme si, pour devenir une sainte, fallait se travestir en mendiante! Costui però non è francese per niente, e ritrova tutta la malignità della sua razza quando il testo gli porge l'occasione di sporcare qualcosa che riguarda l'Italia. El viejo mamarrachio, dice il gesuita, parlando di Garibaldi; e nel caso da lui raccontato quel vecchio credenzone sta benissimo. Ma al riduttore francese sembra poco, e mette per proprio conto: vieux matamore: nè gl'importa che questo sciocco insulto risulti un controsenso.
—Politica italiana! Es la màs habil—dice Giacomo Tellez.
—Italiana, no, romana!—risponde la marchesa di Villasis legittimista e clericale.—Es la màs sancta!
Ma al ridicolo riduttore, màs sancta non garba, e mette un altro sproposito: C'est la plus loyale!
Questo sia detto di passaggio per coloro che, ignorando lo spagnuolo e non trovando di Pequeñeces una traduzione italiana, dalla curiosità ora fossero spinti a ricorrere alla riduzione francese. Invece della genuina fisonomia di un gesuita romanziere, troverebbero il buffo travestimento di esso in laico romanziere francese.