Mai non udissi la volubil nota,
Come allorquando del tepente maggio
Molce le notti Filomena e piange.
Qui, ròso il petto dalla edace cura
E maturando la superba impresa
Nell'inscrutabil mente, allor che il sole
Feria la selva coll'occiduo raggio
Venir soleva Belzebù, fuggendo
D'ogni altro spirto il sodalizio. E quivi
Ne venne allor che romoroso il cielo