Entro i calici d'oro. Era un tumulto,

Un'orgia indescrivibile; e le mura

Ne tremavano e i tetti. Alfin dall'alto

Del suo trono divin (quel che fu un giorno,

O semitica Larva, il tuo sgabello)

Lucifero fè cenno, e l'ampia sala

(Ampia così che armato occhio non giunge

Lo spazio a misurarne) in trepidante

Silenzio si ridusse. Egli i superbi

Girò sguardi di sol sulla stipata