Due giorni dopo, col pretesto dell'arrivo di un mio zio, abbandonavo quella casa.

Per una di quelle combinazioni che noi sogliamo attribuire alla scarsa immaginazione dei romanzieri in impiccio, ma che sono frequenti nella vita più che non si creda, alcune settimane dopo, io, che non avevo mai avuto occasione di incontrarmi con la mia bella bruna, mi trovavo faccia a faccia con lei presso una famiglia di comune conoscenza. La padrona di casa mi presentava.

—Oh,—disse la signorina—conosco bene il signore! Era nostro vicino fino a poco tempo addietro.

—Come mi ha riconosciuto? Non mi guardava mai, tutte le volte che si affacciava alla finestra.

—Quando abbiamo l'aria di non guardare, noi donne—ella rispose—vediamo meglio. E perchè ha lasciato quella stanza?

Eravamo soli, in un angolo, in quel momento; ed io mi sentii tutt'a un tratto il coraggio di dirle:

—Ah, signorina!… Per lei!

—Per me?

—Sia sincera; non gliene voglio! Si è divertita a burlarsi di me con quei picchi alla parete, con le stranissime cose che si è piaciuto di darmi a intendere?

—Io?…